Il duemila

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Nel 2000 si ripartì con una nuova veste grafica, giovanile e variopinta, ideata da Patrizio Solcà; da allora, sulla grande foto di copertina, poche piccole finestre illustrano alcuni articoli di ogni numero. 

Raggiunta la meritata pensione Rosario Rizzo tornava nella sua Niscemi, da dove continuava a collaborare in particolare curando la rubrica sud-nord, lasciando però un vuoto difficile da colmare. Dopo qualche mese di pericolosi tentennamenti i redattori rimasti riuscirono a trovare nuove forze per operare un ulteriore rilancio divenuto ormai inderogabile. Componevano il nuovo comitato Graziella Corti, Ulisse Ghezzi, Marco Gianini, Silvano Gilardoni, Mariangela Maggi, Fulvio Poletti, Raffaella Quadri, Giorgio Ostinelli e Rosario Talarico, che assumeva, insieme a Gilardoni, il ruolo di coordinatore. Si aggiungeva pure Giacomo Viviani, portando la voce del settore professionale e assicurando un importante collegamento con l’attività della fondazione ECAP, l’ente a sostegno della formazione e dell’integrazione degli immigrati in Svizzera, presieduto da Leonardo Zanier coadiuvato da Furio Bednarz. A questi collaboratori  seguivano poco dopo Ignazio Gagliano, con recensioni e commenti letterari dall’Italia, e Roberto Salek con articoli didattici e di costume. Entravano pure in redazione due nomi noti: Lia De Pra Cavalieri e, per l’allestimento grafico, Elvezio Zambelli. Francesco Giudici diventava lo specialista di anagrammi e altri giochi enigmistici.

Dopo qualche anno di attesa, l’iniziativa per un ticket agli allievi delle scuole private superò facilmente lo scoglio del Gran Consiglio e andò in votazione accompagnata da un controprogetto. Molti docenti s’impegnarono a scrivere e a dibattere pubblicamente la scottante questione. A conclusione di un intenso confronto fra sostenitori della scuola pubblica e fautori di quella privata, dalle urne scaturì un netto rigetto sia dell’iniziativa, sia del controprogetto. Vincendo un’alleanza politica che partiva da frange cattoliche e attraversava la lega per raggiungere l’ala liberista e qualche liberal-socialista, la popolazione riaffermò chiaramente la priorità della scuola pubblica e si oppose con decisione a un progetto che avrebbe tolto allo stato importanti mezzi per finanziare le proprie scuole. Il sollievo dei docenti delle scuole pubbliche fu però di breve durata, poiché si andava preparando, appena due anni più tardi, un duro attacco risparmistico. La decisione dell’autorità cantonale di effettuare nuovi tagli e aggravi nel settore scolastico, presa senza consultare i sindacati, spinse quest’ultimi a scendere in piazza. Il 12 novembre 2003, a Bellinzona, VPOD e OCST promossero uno sciopero degli insegnanti. Questa forte protesta contro i tagli e per il mantenimento di un’alta qualità della scuola, riuscì anche grazie al sostegno di associazioni di genitori e di studenti. In seguito venne lanciato un referendum per tentare di impedire le modifiche legislative connesse ai tagli e al peggioramento delle condizioni lavorative (aumento, senza compenso, di un’ora dell’onere settimanale di insegnamento!). In quella particolare circostanza le due riviste magistrali - Risveglio e Verifiche – si accordarono, e fu una prima storica,  per pubblicare insieme un numero unico uscito nell’aprile del 2004 con il titolo “Le ragioni della scuola”. La sfida fu decisamente impari e il 16 maggio dello stesso anno una maggioranza non schiacciante dei votanti (55% contro 45%) accettò le modifiche proposte da governo e parlamento. Il lavoro comune svolto in quel frangente fece però capire l’importanza di unirsi per meglio difendersi. Una consapevolezza che trovò il suo sbocco nella costituzione, in novembre, del “Movimento della scuola”, che si presentò all’autorità con una lettera aperta all’onorevole Gendotti.

La scuola magistrale, trasformatasi in Alta scuola pedagogica (ASP), vide crescere nel suo alveo l’istituto per l’abilitazione e l’aggiornamento e fu spesso oggetto dell’attenzione di Verifiche. In un’occasione le severe critiche rivolte a questo istituto da Fabio Camponovo provocarono la risentita risposta di Fulvio Poletti. Il dissidio non era unicamente di carattere personale, ma preludeva a una divergenza di vedute, che si farà sempre più profonda, fra quei docenti che privilegiavano la didattica disciplinare e i contenuti dell’insegnamento e quei pedagogisti che mettevano in primo piano il metodo, in particolare quello costruttivista. Risale a quei tempi l’abbandono del comitato da parte di Giorgio Ostinelli, compensato dall’arrivo di alcuni nuovi collaboratori ancor oggi attivi: Maurizio Binaghi arricchisce il sito internet di Verifiche con nuovi materiali e sezioni, Ilario Lodi porta il contributo di articoli filosofici e letterari, Marcello Sorce Keller propone intriganti testi di musicologia pervasi da arguzia e fine ironia. Con lo pseudonimo Old Bert prende avvio inoltre una serie di pungenti noterelle volanti.

Alcuni articoli della rivista finiscono per innescare anche qualche aspra polemica.

Nel numero 4 del 2005 un allievo uscito dal primo corso triennale di formazione di base dell’ASP formula pesanti critiche ai metodi formativi della scuola. A questi appunti risponderà, qualche mese più tardi, Mario Donati accusando Verifiche di aver perso la propria identità e di accogliere ormai un po’ di tutto, anche articoli anonimi.

Nell’ultimo numero del 2006, in un articolo sottoscritto con lo pseudonimo Palamede Carpani, si segnalano errori e imprecisioni contenuti in un opuscolo dal titolo “Franscini e la scuola”, edito in occasione del centocinquantesimo anniversario della morte dello statista. Gli autori dell’opuscolo, docenti di pensiero liberale, rispondono assai stizziti e contrariati, consentendo a Palamede di ribadire le sue critiche.

Un’iniziativa parlamentare liberale, intesa a modificare l’istruzione religiosa nelle nostre scuole, offre lo spunto per discutere sull’insegnamento dell’etica e della storia delle religioni e permette ad alcuni colleghi quali Virginio Pedroni e Marcello Ostinelli di esprimere opinioni e proposte diverse da quelle attualmente in corso di sperimentazione.

Fabio Pusterla riprende sulla rivista i temi di una serie di conferenze pubbliche al liceo di Lugano, dove scrittori e poeti presentano le loro opere. E la poesia al femminile è presenza costante su Verifiche, grazie alla mirabile presentazione di Giusi Maria Reale con le sue “donne in poesia”.

Nel concludere questa veloce e incompleta carrellata sui quarant’anni di Verifiche non possiamo dimenticare i lutti che ci hanno purtroppo colpito: Giorgio Canonica, Ivo Monighetti, Toni Comello e il già ricordato Silvano Gilardoni. Di loro restano il vivo ricordo e il valore degli scritti che ci hanno lasciato: stimoli che ci esortano a proseguire il cammino anche in un futuro di molti dubbi e poche certezze. Di certo c’è che il comitato di redazione è determinato a non mollare; ma le buone intenzioni non bastano per assicurare la sopravvivenza della rivista. Di fatto, al di là dell’opportunità di un ricambio interno e della necessità di acquisire nuovi collaboratori, rimane prioritario l’aspetto finanziario. Verifiche si regge unicamente con il provento delle quote di abbonamento e i numeri, impietosi, non permettono soverchie illusioni. Da una parte i costi di stampa e di spedizione lievitano di continuo; dall’altra il numero degli abbonati ristagna (quando non cala) e le quote degli abbonamenti, che non vogliamo ritoccare, sono ancora quelle del secolo scorso.

Quadrare il cerchio è possibile, ma a una sola condizione: mantenere gli abbonati attuali e acquisirne qualcuno di nuovo. L’appello è lanciato!

 

 

La Redazione

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