Gli anni settanta

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Gli esordi della rivista coincisero con tempi assai travagliati, tanto da venir chiamati gli anni della repressione nella scuola. La nascita del PSA portò sulla scena politica una nuova opposizione di sinistra che negli anni settanta, insieme al Partito del lavoro, avrebbe raggiunto il dieci percento dell’elettorato. Autorità comunali e cantonali, abituate da sempre a gestire il potere in modo clientelare e secondo ripartizioni partitiche, vedevano come il fumo negli occhi l’arrivo di giovani che si prefiggevano di “cambiare la scuola per cambiare la società”.

A simili pratiche di asservimento clientelare restava purtroppo legato anche il sindacato VPOD che invece di cogliere l’occasione per farsi sentire, si mostrava di una latitanza deplorevole. Molti nuovi insegnanti subirono in quegli anni non poche pressioni e alcuni pagarono per le loro iniziative. Nell’anno scolastico 1970/71 vi fu dapprima il caso Dellagana ad Ascona. Il municipio non rinnovò l’incarico al maestro Ivo Dellagana reo di aver abolito la consuetudine di far entrare e uscire gli allievi dall’aula in fila per due. Poco dopo alle scuole maggiori di Mendrisio scoppiò il caso Marinoni, sospeso e messo sotto inchiesta per aver suggerito agli allievi di dargli del tu e alle ragazze di fare a meno del grembiule nero o di indossarne, a piacimento, uno di colore. Franco Marinoni, noto militante del PSA divenuto da poco presidente dell’ACDS in sostituzione di Werner Carobbio, venne trasferito alle scuole di avviamento professionale. Verifiche partecipò alle discussioni e alle azioni di solidarietà a sostegno dei docenti, ma la repressione continuò. Alberto e Angelica Gianola vennero attaccati sulla stampa per aver introdotto l’educazione sessuale nelle scuole maggiori di Breganzona e in quelle elementari di Vaglio. La reazione contro i docenti si organizzò nella costituzione dell’”Associazione genitori di allievi”. Nel clima di caccia alle streghe apparve persino sui giornali una lettera contro “i maestri progressisti (o maniaci?)” che fece molto discutere perché sotto la firma di una fantomatica “mamma di Vaglio” si scoprì esserci un noto parlamentare e uomo di scuola. Se si può in parte comprendere la diffidenza di certi genitori che non capivano l’evolversi della società, ci sembra invece più grave l’atteggiamento di chiusura di parecchie autorità locali e cantonali, che invece di cogliere l’aspetto positivo delle novità favorirono l’instaurazione di un clima maccartista. Alberto Gianola fu esonerato dall’incarico di direttore e trasferito alle scuole di avviamento di Lugano, mentre ad Angelica il municipio di Vaglio non rinnovò l’incarico.

La repressione raggiunse il culmine nell’inverno 1971/72 con lo scoppio del caso Ticozzi. Alle scuole elementari di Morbio Inferiore il maestro Pietro Ticozzi venne sospeso, e come al solito privato dello stipendio, per aver prolungato le ore di educazione fisica e per non aver prestato la necessaria attenzione a un allievo salito su un cornicione. Ancora una volta era evidente la sproporzione fra l’azione disciplinare intentata e i fatti addebitati all’”imputato”. Le accuse rivoltegli altro non erano che la squallida facciata dietro cui si nascondeva la poco nobile intenzione di allontanare un docente di sinistra. Questa volta la dimostrazione di solidarietà si concretizzò subito nella costituzione di un “Comitato di lotta”, cui la redazione di Verifiche mise a disposizione un’edizione speciale interamente dedicata al caso in questione. In quel numero si descriveva nei particolari quanto accaduto al giovane maestro, reclamandone l’immediata riammissione. Nello stesso tempo si  poneva l’accento sulla portata generale del problema e si chiedeva una corretta applicazione della legge scolastica (in particolare si domandava di chiarire che cosa si intendesse per “casi gravi e urgenti”). Sorpresa di fronte a un’alzata di scudi di così ampia portata l’autorità fece retromarcia, reintegrando il docente nella sua funzione. Altrettanto veemente seguì però la reazione degli ambienti ostili ai docenti che sfociò nella fondazione del “Comitato per la salvaguardia della scuola ticinese”, capace di raccogliere persino l’adesione dell’Associazione degli industriali.

Lo scontro si spostò in parlamento con il lancio, da parte della sinistra, di un’iniziativa elaborata contenente precise proposte volte ad istituire uno statuto giuridico del docente che garantisse un minimo di equità di fronte alle inchieste disciplinari. L’autorità rispose con un suo controprogetto che venne però respinto dopo un ampio giro di consultazioni; la questione si trascinò a lungo, nonostante un ulteriore tentativo di soluzione, teutonicamente denominato “Sofortprogramm”.

Furono poi gli studenti liceali a spostare l’attenzione dalle condizioni degli insegnanti alle loro, facendosi sentire a Lugano con rivendicazioni sessantottine, quali l’uso libero dell’albo, il ruolo dell’assemblea e le modalità di giustificazione delle assenze. Nel 1973 si costituì il Movimento studentesco, subito molto attivo in contestazioni che spinsero addirittura il direttore a chiedere l’intervento della polizia per tentare di sedare un’occupazione. La mossa, giudicata infelice da molti insegnanti, mise in imbarazzo l’autorità e consentì ai docenti di avviare la prima esperienza di direzione collegiale. La crescita economico-sociale aveva portato nelle famiglie un miglior benessere, a cui si accompagnava la tendenza verso una maggiore scolarizzazione postobbligatoria. Nacquero allora, a Bellinzona e a Locarno, nuove sedi liceali con una gestione verticistica affidata a direttori refrattari alle richieste del Movimento studentesco.

Negli anni 1974/75  Zanetti-Streccia e compagni, impegnati su troppi fronti e poco aiutati e sostenuti, trascurarono il  lavoro redazionale e Verifiche si ridusse a poco più di un foglio volante. Di fronte al rischio di una sua fine prematura l’ACDS reagì rinnovando le forze: Franco Marinoni venne designato nuovo redattore responsabile, coadiuvato da Ulisse Ghezzi nel ruolo di amministratore e impaginatore, da Giorgio Canonica, Rosario Antonio Rizzo, Giacomo Zanini e Giancarlo Nava. Costoro, a partire dal 1976,  rilanciarono la rivista verso una seconda fase destinata a durare, con piccoli cambiamenti, per una dozzina d’anni.

A quell’epoca Verifiche cercava di seguire tutti i settori scolastici; ospitava contributi regolari del Movimento studentesco, curava i rapporti con i genitori, riportava notizie dai comuni, senza dimenticare, beninteso, i problemi sindacali. Giancarlo Nava riferiva dell’esito positivo di una ulteriore sperimentazione dell’educazione sessuale da lui promossa, insieme a Rosanna Graf, nelle scuole maggiori di Stabio. Non mancavano evidentemente altre sperimentazioni didattiche su cui riflettere: dall’introduzione della cosiddetta matematica moderna all’insegnamento del francese con il discusso metodo Cuttat nelle scuole elementari e con i metodi Mauger e “France en direct” nel settore medio.  Canonica si occupava in particolare di pedagogie alternative. Si riportavano inoltre atti del Gran Consiglio riguardanti la scuola e si commentavano le opinioni e i programmi dei partiti, specialmente durante i periodi elettorali. Non mancavano infine segnalazioni librarie e l’indice generale di ogni annata. Quando un articolo richiedeva uno spazio maggiore del solito veniva stampato come inserto staccabile dal resto della rivista. Se poi un tema era di grande importanza gli si dedicava un’edizione speciale stampata in aggiunta ai consueti 10 numeri mensili (in luglio e agosto la rivista non usciva). Per tastare il polso ai propri lettori venne anche effettuata un’inchiesta, per mezzo di un questionario, da cui risultò sia un buon apprezzamento generale, sia l’auspicio di vedere la rivista allargata a una cerchia sociale più vasta di quella magistrale. In quegli anni il numero degli abbonati segnò una crescita costante e arrivò a superare, nel 1981, il picco dei novecento; dopo di che iniziò una lenta flessione.

Intanto tornavano a far parlare di sé gli studenti della magistrale con un problema pressante e concreto. La scuola magistrale era molto cresciuta, tanto da venire divisa in due sedi geograficamente separate (Locarno e Lugano). Nello stesso tempo si era però confrontati con un calo demografico che provocava disoccupazione fra gli insegnanti delle scuole dell’infanzia e delle elementari. Molti di loro si videro costretti a riciclarsi in altre professioni o a proseguire gli studi. Lo spettro di una disoccupazione magistrale estesa a tutti gli ordini di scuola venne sbandierato dal dipartimento come spauracchio per giustificare la sua politica restrittiva. Le pessimistiche previsioni si rivelarono ben presto sbagliate. Ciò  permise, di conseguenza, il rafforzamento del gruppo docenti VPOD che, unitamente all’altro sindacato (OCST), costituiva negli anni ottanta un fronte unico capace di organizzare uno sciopero dimostrativo in due sedi e di far nascere poi dei comitati di base sindacale in grado di opporre resistenza per un certo periodo. L’attività svolta da un buon numero di docenti nel sindacato VPOD rendeva sempre meno significativa la presenza dell’ACDS, tanto da metterne in discussione la sua stessa esistenza. La proposta di scioglimento dell’associazione, respinta una prima volta nell’autunno del 1980, venne definitivamente accolta nove anni più tardi. Verifiche, orfana dell’ACDS, avrebbe dimostrato in seguito, come vedremo, di riuscire a camminare bene anche con le sole proprie gambe.

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