Gli anni ottanta

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Con l’istituzione della scuola media unica, si era aperto il grande cantiere delle riforme scolastiche. Un’opportunità per affrontare e mettere finalmente in pratica, con il beneplacito del dipartimento, molte delle nuove proposte sul tappeto.

Gli insegnanti progressisti ebbero l’importante occasione di partecipare entusiasti alla stesura dei nuovi programmi e di insegnare nelle classi pilota. Ben presto, però, gran parte degli slanci ideali si persero nei meandri dei tanti e frustranti compromessi. Di riforma in controriforma la scuola media perse in fretta l’aggettivo unica, mentre negli altri ordini di scuola si avviarono riforme settoriali. Su Verifiche non mancarono diversi contributi concernenti queste trasformazioni e un paio di articoli di commiato per la chiusura delle scuole maggiori e del ginnasio. Nell’impossibilità di citare tutti i colleghi ci limitiamo qui ad alcuni esempi, scusandoci per il taglio molto riduttivo. I docenti più attivi erano quelli di scuola media: Palmiro Tonini e Elvezio Zambelli commentavano, dati alla mano, il passaggio dal sistema a sezioni a quello a livelli; Stelio Righenzi sviluppava il discorso sul servizio di sostegno pedagogico; Pierangela Balestra riferiva sull’attività dell’ACDS. Corrado Soldini e Loredana Schlegel discutevano criticamente le riforme della scuola elementare, mentre Alberto Leggeri e Marco Leidi si occupavano del Liceo. Dalla scuola magistrale Ivo Monighetti traduceva dal francese una lunga intervista a Piaget e commentava ironicamente, insieme a Sandro Bianconi, i “novissimi” programmi di italiano per la scuola elementare, suscitando la reazione degli autori. La rivista si sforzava di mantenere un suo taglio critico denunciando situazioni ingiuste e progetti considerati storti, quei “pasticciacci brutti” che continuavano a ripresentarsi di tanto in tanto. Con l’andar degli anni il dipartimento imparava tuttavia a muoversi con maggior abilità e perizia. L’arcipelago scuola, suddiviso nei suoi numerosi settori, riusciva pur con qualche inciampo - vedi il fallito progetto CUSI - a svilupparsi dandosi delle regole e rispondendo alle molte sollecitazioni.

Negli anni ottanta approdarono alla rivista nuovi importanti collaboratori. Fulvio Poletti si distingueva per la qualità dei contributi che spaziavano dall’ambito pedagogico a quello psicologico e filosofico. Altrettanto importante l’arrivo di Marco Gianini con le sue competenze nelle arti figurative e le sue qualità di grafico impaginatore. Ma essenziali alla continuità della rivista risultarono Romano Bonfanti e Giuseppe Negro, perché seppero assumersi il ruolo di redattori responsabili nel delicato periodo di transizione fra la gestione di Marinoni e quella di Rizzo.

 

Il periodo 1988/89 fu infatti cruciale, sia internamente per la decisione di sciogliere come detto l’ACDS mantenendo solo il comitato redazionale, sia, più in generale, perché era finalmente in dirittura d’arrivo in Gran Consiglio la nuova Legge della scuola. Approvata all’inizio del novanta, essa sanciva finalmente alcune garanzie riguardo alla libertà di insegnamento e allo statuto giuridico dei docenti. Negava però la direzione collegiale, una prassi ormai da anni in vigore nelle scuole medie superiori. In particolare si tornava alla nomina dei direttori secondo criteri partitici di vertice, senza nessuna consultazione negli istituti. Così, tra passi avanti e qualche passo indietro, l’istituzione scolastica si adeguava alle scelte politiche del tempo.

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