Gli anni novanta

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Gli anni novanta diedero a Verifiche nuovo slancio e furono contraddistinti da profonde riflessioni sulla scuola e sulla società che sfociarono in attività multiformi destinate non solo al mondo strettamente scolastico.

L'inizio degli anni novanta vide Rosario Antonio Rizzo diventare redattore responsabile in concomitanza con il varo della Legge della scuola e il rientro di Silvano Gilardoni nel comitato di redazione. Qualche maligno, considerata la diversa provenienza politica dei due, poteva forse nutrire dubbi sull’efficacia di questa strana coppia; l’affiatamento si rivelò invece eccellente. Tra i due, diventati ben presto amici, non vi fu mai uno screzio. Animati entrambi da profonda passione culturale, seppero infondere nuova linfa alla rivista. Era la dimostrazione di come si potessero intelligentemente superare le divisioni ideologiche della sinistra lavorando di concerto e seriamente. All’estro creativo, e al temperamento caloroso di Rizzo, si accompagnavano il carattere più riservato e il rigore metodologico di Gilardoni. Completavano il gruppo redazionale Romano Bonfanti, Ulisse Ghezzi, Marco Gianini, Mariangela Maggi, Fulvio Poletti e, per un anno, Giuseppe Negro, poi sostituito da Graziella Corti e Raffaella Quadri.

I redattori si proponevano, coerentemente con gli obiettivi esposti in precedenza, di allargare la cerchia dei lettori e di far uscire la rivista dall’ambito strettamente scolastico, nella consapevolezza che la formazione di ogni persona si prolunga ormai in tempi e luoghi che continuano ben oltre la scuola. Accanto a temi ad essa riferiti si impegnavano perciò a sviluppare argomenti monografici che avevano il pregio di stimolare ampie riflessioni sulla nostra società. Vennero pubblicati un numero sull’educazione alla pace e alla nonviolenza e un altro sul pensiero di Antonio Gramsci. Un altro ancora sullo spinoso problema della valutazione degli allievi e della selezione nella scuola dell’obbligo, con una documentata radiografia della scuola media ad opera di Gianni Ghisla. Fulvio Poletti forniva molti contributi sull’educazione interculturale, una questione fondamentale in anni in cui l’Europa andava trasformandosi. Tema sul quale lo stesso autore usciva, nel 1993, con un proprio libro.

Una conferenza pubblica con Ralf Dahrendorf costituì lo spunto per dibattere sulla crisi delle ideologie e sull’attualità politica. In questo contesto non mancarono riflessioni anche sulla Lega dei ticinesi, il nuovo soggetto politico copiato dalla Lega lombarda e appena affacciatosi alla ribalta. Il timore di un degrado del clima politico divenne purtroppo ben presto realtà. Tra attacchi populistici, tagli finanziari e modifiche legislative, le condizioni professionali dei docenti, e di altri dipendenti, peggiorarono costantemente a partire dagli anni novanta. Nel 1992 uscì un numero dedicato alla formazione professionale, settore troppo spesso assai bistrattato. In esso si affrontarono i mutamenti del rapporto fra scuola e lavoro con vari contributi, fra cui uno di Leonardo Zanier dedicato alle ripercussioni dello Spazio economico europeo sulle condizioni dei lavoratori.

Nel suo piccolo la nostra rivista riusciva a varcare gli stretti confini cantonali per trovare una collaborazione stabile con Lia De Pra Cavalleri, responsabile del trimestrale italiano “Il Quaderno Montessori”. In concomitanza con una giornata di studio alla scuola magistrale di Locarno, imperniata sulla vita di Maria Montessori e la sua opera di pedagogista, Verifiche uscì con un numero speciale. Sempre in contatto con il Centro Montessori italiano, diretto da Grazia Honegger Fresco, vennero riportati atti del congresso svoltosi a Roma nel 1996.  Ma Lia De Pra Cavalleri presentava spesso anche esposizioni e musei d’arte italiani e si distingueva per la sua abilità nel proporre interviste una più bella dell’altra. Alcune risultavano quasi delle biografie, tanto erano complete e particolareggiate; altre, più brevi, riuscivano però sempre a cogliere, con domande puntuali e intelligenti, le caratteristiche di personalità di spicco del panorama culturale contemporaneo. Ma Lia non era l’unica a lavorare in questo campo perché anche Graziella Corti raccoglieva belle interviste. Inoltre, quale appassionata antropologa, presentava spesso originali mostre etnografiche o artistiche.

Un dibattito pubblico, organizzato a Bellinzona in occasione della ricorrenza dei venticinque anni di Verifiche, consentì di indagare sullo sviluppo della scuola e del pensiero pedagogico, con relazioni di Ivo Monighetti, Aurelio Crivelli, Mario Forni e Fulvio Poletti. Quest’ultimo riprese poi il discorso in un’ulteriore occasione focalizzandolo su Montessori, Dewey e l’attivismo pedagogico. Più volte si tornava a considerare esempi storici di educazione ai più sfavoriti: il villaggio Pestalozzi di Trogen, don Milani e la celebre scuola di Barbiana, ma anche i Convitti della rinascita e il villaggio “Sandro Cagnola” alla Rasa di Varese, o, più in piccolo, la “Salette de Bouleyres” nel canton Friborgo.

 

Il lancio dell’iniziativa popolare per un ticket agli allievi delle scuole private creò non poche preoccupazioni e portò alla nascita, come reazione, dell’Associazione per la scuola pubblica del cantone e dei comuni in Ticino, di cui Verifiche si fece portavoce ospitandone gli atti. A sostegno della scuola pubblica apparve, nel 1994, un inserto con articoli di Mario Forni, Giovanni Orelli, Giorgio e Marcello Ostinelli, Argante Righetti, Loredana Schlegel e Franco Zambelloni. Intanto il calo degli abbonamenti, scesi attorno alle cinquecento unità, obbligò i redattori ad abbinare alcuni numeri, in modo da ridurre i costi di stampa e di spedizione. A partire dal 1998 la prassi di pubblicare sei soli numeri all’anno divenne ricorrente e portò il periodico a ufficialmente definirsi bimestrale. Un cambiamento non da poco, poiché rendeva di fatto arduo seguire come in passato l’attualità per poi uscire con commenti, critiche e denunce puntuali. In compenso, con la rubrica Spudori,  si riprendevano e commentavano causticamente notizie legate alla nostra realtà quotidiana già apparse sulla stampa.  Fulvio Poletti presentava i risultati di una sua inchiesta sociologica sui giovani ticinesi. Marco Gianini seguiva le mostre per illustrare la rivista e le pagine di copertina. Mariangela Maggi aveva giustamente a cuore la condizione femminile ma era pure impegnata a rivalutare intellettuali come Guido Pedroli. Romano Bonfanti difendeva i docenti nel sempre più difficile adempimento del loro mestiere trovandosi in sintonia con il filosofo Fernando Savater. I redattori sollecitavano, e spesso scrivevano, recensioni, mentre le segnalazioni librarie più ricorrenti erano quelle di Valeria Nidola per la “Libreria dei ragazzi”. Christian Gilardi  si occupava di segnalazioni musicali e discografiche.

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