Quarant'anni e poi?

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Quarant’anni e poi?

Nel mese di ottobre del 1969 veniva pubblicato il primo numero di Verifiche, mensile di politica scolastica e organo dell’ACDS (Associazione Cantonale Docenti Socialisti).

Nell’editoriale il gruppo redazionale esponeva le funzioni che si desiderava assegnare alla rivista, in primis quella di rappresentare uno “strumento di lavoro dell’associazione e più in generale dei docenti e studenti progressisti”. In quegli anni stavano maturando anche in Ticino importanti riforme nel settore scolastico e in quel contesto Verifiche avrebbe dovuto profilarsi come una voce critica, spazio di riflessione propositiva, di controllo della politica scolastica dipartimentale, di controinformazione. La scuola era considerata allora il luogo privilegiato per rinnovare l’intera società, e in essa si riponevano le speranze di emancipazione e di democratizzazione, ma occorreva liberarla dal carattere elitario, “autoritario” e selettivo che continuava a perpetuare. Questo programma era ben chiaro nei fondatori di Verifiche, determinati a rimuovere questi ostacoli dalla scuola ticinese. “Ostacoli - leggiamo nell’editoriale - che […] concernono anche la stessa funzione che chi detiene il potere nel paese, la destra economica-politica, assegna alla scuola: istruire e formare persone, operai e impiegati soprattutto, convinti che l’ordine costituito attuale sia l’unico valido e accettabile […]. Scuola essenzialmente rivolta verso il passato, troppo spesso lontana e indifferente ai problemi del mondo d’oggi”.

Chi ha vissuto quegli anni, ricorda quanto fossero forti gli stimoli a innovare e sperimentare, quanto si volesse partecipare, dal basso, all’edificazione di una scuola nuova, guidati da riflessioni pedagogiche innovative e dirompenti. E Verifiche accompagnò con le forze che aveva a disposizione questa stagione, ospitando articoli stimolanti, esperienze didattiche, denunciando ingiustizie e pratiche clientelari, difendendo docenti che pagavano in prima persona per l’ardire delle loro sperimentazioni didattiche.

Nel 1989 l’ACDS si sciolse, ma la rivista continuò la sua esistenza autonoma. Di questa esperienza, con i suoi alti e bassi, diamo conto nell’articolo che occupa le pagine centrali di questo fascicolo: un omaggio ai lettori, un ringraziamento ai numerosi collaboratori e un auspicio che Verifiche possa vivere ancora a lungo.

Nell’editoriale scritto nel dicembre del 1999 Silvano Gilardoni, l’amico che troppo presto ci ha lasciati, tracciava un quadro alquanto incerto sul futuro della rivista. L’insufficienza di “risorse umane” e finanziarie, costringeva a ridimensionare la capacità di essere presenti in modo puntuale e critico sull’attualità scolastica e culturale ticinese. “Allargare l’orizzonte di intervento, programmare fascicoli tematici con ampio anticipo, tornare a periodicità più breve, e poi accompagnare l’attività con un adeguato sostegno di relazioni pubbliche per moltiplicare il suo impatto nel Cantone […] sono alcune idee che tornano, che vengono inseguite, accarezzate, che si vorrebbero mettere in cantiere”, ma, concludeva Silvano, la mancanza di forze rendeva inattuabili tali progetti. Si rinunciava a lanciare la campagna abbonamenti, perché prima il gruppo di redazione intendeva valutare seriamente l’ipotesi di proseguire l’avventura di Verifiche.

Fortunatamente il suo infaticabile impegno e l’apporto decisivo di forze nuove hanno consentito di superare quella crisi e la rivista ha raggiunto oggi il traguardo dei quattro decenni di vita.

Possiamo quindi considerarci, ma lo affermiamo con le dita incrociate, in discreta salute: il nostro piccolo gruppo si ritrova con piacere e ha voglia di proseguire, benché qualche forza in più ci farebbe un gran bene. Avvertiamo tuttavia la fatica di tenere in piedi una rivista che vorremmo più critica e propositiva, addirittura capace, come si auspicava nell’editoriale del 1999, di incidere sulla vita scolastica e culturale ticinese. Ma, oltre alle nostre limitate forze, agiscono altre realtà con cui ci dobbiamo confrontare. L’era dell’informazione, che ha moltiplicato la quantità di voci e soprattutto modificato i modi della comunicazione. La profonda crisi istituzionale della scuola, che ha perso la sua originaria centralità. Il generalizzato calo di partecipazione, perlomeno nelle forme tradizionali: la manifestazione sindacale dello scorso 16 ottobre ha portato in piazza poche persone. Il mondo della scuola non suscita più gli antichi coinvolgimenti; anzi, pare che molti insegnanti vivano con disincanto o delusa indifferenza i cambiamenti in atto. Così riviste e movimenti magistrali, organizzazioni sindacali sono in chiara difficoltà.

La nostra scuola è stata costruita nella logica di un’altra epoca e oggi fatica a definire una nuova identità. Nel frattempo però una serie di questioni la incalzano: i confronti internazionali, le diverse forme di analfabetismo nelle cosiddette società avanzate, le migrazioni e le necessità di integrare, le richieste di maggior efficienza e le critiche neoliberiste all’attuale assetto formativo, la politica dell’insegnamento delle lingue, l’armonizzazione della scolarizzazione obbligatoria, le rivendicazioni del ticket educativo, l’annosa questione della formazione degli insegnanti…

Tali questioni indurrebbero a concludere che pensare la scuola sia oggi un compito urgente e in questo sentiamo di collegarci idealmente all’editoriale di 40 anni fa, in cui si auspicava che la neonata rivista sapesse caratterizzarsi non tanto come organo di associazione, ma spazio di studio, critica e discussione. Rivolgendosi a docenti, studenti e genitori si affermava che “la validità dell’esperienza dipende da loro, oltre che dagli spazi che non mancheremo di dedicargli per farne un periodico vivace, documentato e serio”.

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