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Otto temi per la scuola. Una piattaforma per la discussione fra insegnanti e nella scuola.

Il seguente documento è stato presentato e discusso in occasione dell’assemblea del Movimento della scuola dello scorso 5 ottobre. Gli otto temi rappresentano un’interessante piattaforma per avviare un confronto e un dibattito pubblico di cui oggi la scuola ha un urgente bisogno. Per questo motivo riteniamo importante ospitarlo nel dossier DFA: una questione aperta. Il testo è stato finora esaminato in diversi collegi dei docenti di scuola media e media superiore; i colleghi del comitato del Movimento della scuola sono volentieri a disposizione per presentarlo e promuoverlo in altri collegi che ne facessero richiesta.

DFA: polo, colo, molo!

Definire con dodici semplicissime lettere il maggior centro formativo della nostra scuola potrebbe sembrare di primo acchito irriverente, soprattutto in un mondo in cui spesso e volentieri si usa - e talvolta anche abusa - di forbitissimo linguaggio sulla cui reale applicabilità e successo si potrebbe a lungo disquisire.

Scuola: si cambino libri e autori *

La direttrice del Dipartimento formazione e apprendimento (DFA) ha dunque - e finalmente, aggiungo -  lanciato la spugna. Non conosciamo - per rimanere in metafora pugilistica - chi dei suoi secondi abbia deciso dall'angolo di (far) lanciare il classico asciugamani anche perché per la verità rare volte l'abbiamo vista de facto combattere pubblicamente sul ring della scuola reale e quindi - da spettatori comunque interessati - poco sapevamo e sappiamo sul vero valore del suo pugno.

Parole come pietre

“Le parole assomigliano a piccole dosi di arsenico; le assumiamo senza curarcene, sembrano del tutto innocue ed ecco che dopo qualche tempo il loro effetto tossico si fa sentire”. [Victor Klemperer, “La lingua del Terzo Reich. Taccuino di un filologo”, Giuntina 1998, pag. 56]

“O voi ch`avete li `ntelletti sani / mirate la dottrina che s`asconde /sotto `l velame de li versi strani” [Dante, Inferno, IX, 61-63]

Verso un nuovo modello educativo. Logica delle competenze e formazione degli insegnanti

Da quando in Ticino la formazione degli insegnanti è stata demandata alla SUPSI dando vita al DFA, parte consistente delle discussioni (e delle relative polemiche) si è focalizzata attorno alle scelte della nuova direzione e ai cambiamenti intervenuti negli ultimi due anni.

L’importanza della relazione

In qualsiasi ordine di scuola è indiscutibilmente importante la conoscenza e l’amore per la materia o le materie che si insegnano. Non bisogna però scordare che l’aspetto fuor di dubbio più difficile da gestire sia quello relazionale.

Penuria d’insegnanti e numerus clausus

Viviamo in un periodo di consistente necessità di docenti, a causa della forte ondata di pensionamenti. Ben lungi dall’essere un fenomeno improvviso, questo impellente bisogno di docenti era prevedibile con anni di anticipo. Non ci sembra tuttavia siano state elaborate strategie da parte del DECS al fine di fronteggiare la situazione per tempo. Inoltre, ora lo stesso DFA limita l’accesso di studenti.

 

Il DFA, ovvero la pedagogia come ideologia. Alle origini di un malessere diffuso

Più di una volta Verifiche si è occupata dei problemi suscitati dalla formazione dei docenti in Ticino, soffermandosi a riflettere sulla realtà del DFA, percorso quasi obbligato per tutti coloro che intendono diventare docenti in qualsiasi ordine di scuola.

Quale formazione per i futuri insegnanti?

Le ultime vicende che hanno portato al licenziamento della direttrice del DFA all’interno della SUPSI ripropongono vecchie domande circa il modello di formazione per i futuri insegnanti, in particolare per il settore medio e medio superiore, cioè per quegli ordini di scuola a cui si accede con un titolo universitario riconosciuto.

Una gestione ispirata a modelli aziendali. La voce dei formatori

Il clima di lavoro all’interno del DFA si è andato progressivamente deteriorando. L’apice è stato raggiunto lo scorso luglio quando, di fronte a una proposta di Summer School 2011 elaborata dalla direzione, i formatori hanno reagito rivendicando spazi per dibattere sui problemi che da tempo travagliano l’istituto. 

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Verifiche. Cultura. Educazione. Società

La rivista si occupa di politica scolastica nel Canton Ticino dal 1969. In questi cinquant'anni ha accompagnato l'evoluzione della scuola ticinese nelle sue mille sfaccettature, nei sui tanti entusiasmi e nelle sue molte delusioni.

Verifiche è forse l’unica rivista culturale che insieme non riceve né cerca sussidi pubblici e che non ha legami di partito, pur non nascondendo di situarsi in qualche modo “a sinistra”. Ciò le assicura un’indipendenza rara.

La rivista si è aperta da diversi anni verso ambiti culturali non strettamente legati all’educazione e pubblica contributi critici di argomento letterario, musicale, antropologico, artistico, eccetera. Essa pur tuttavia resta principalmente una rivista scritta prevalentemente da insegnanti, che cerca il suo pubblico fra chi vive la scuola e la formazione come cittadino, come fruitore, come insegnante, come studente, come genitore.

La nostra piccola rivista bimestrale vede che il suo titolo – Verifiche appunto – appare quanto mai attuale e si sforza di fare la sua parte nel suo compito essenziale di partecipazione democratica.

Vogliamo e ci sforziamo di occuparci “di cultura e politica dell’educazione”.

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