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Editoriale: La scuola contro il degrado

Si assiste ormai da una ventina d’anni, esattamente dal 1993 ad un continuo e sistematico depauperamento delle risorse investite nell’ambito della cosa pubblica e in particolare della scuola.

Libertà di stampa

Parallelamente a questa tendenza univoca, il Ticino ha visto crescere e affermarsi sempre più, negli stessi anni, il partito della Lega che fa del populismo il suo cavallo di battaglia, unitamente al sistematico e pervicace disprezzo della cosa pubblica, degli statali, e in particolare dei docenti, dipinti e considerati alla stregua di fuchi approfittatori, che suggono beati le grasse mammelle dello Stato, al contrario del privato, costretto a sopravvivere col coltello fra i denti, in perenne lotta fratricida con il proprio simile, in cambio di un salario da fame e con la concorrenza esterna sempre più accanita che erode progressivamente il costo del lavoro. Non ci pare un caso questa coincidenza, che ha lentamente sdoganato e resa credibile nell’opinione comune una visione orientata al sistematico smantellamento del valore del bene pubblico a favore di quello privato, e nel contempo ha svilito l’immagine stessa della scuola quale bene comune. La politica della pubblica istruzione è stata tradizionalmente appannaggio dei liberali, l’ultimo dei quali, l’onorevole Gendotti, prima di andare in pensione, aveva dichiarato pubblicamente che non ci sarebbero stati più tagli sulla scuola dopo l’aumento dell’onere lavorativo dei docenti, e aveva ribadito la necessità di rivedere in positivo le condizioni quadro del lavoro dell’insegnante. Le promesse dell’onorevole sono finite nel nulla, soltanto che adesso il dipartimento è in mano al partito socialista, che con l’onorevole Manuele Bertoli ha scelto il Decs. Il rischio di rimanere schiacciato dal peso di un’eredità politica liberale e dalla composizione stessa del suo governo, che vede riconfermate le forze maggiormente responsabili di depauperare il bene pubblico è fortissimo e sta cominciando a dare i suoi frutti. Sarà difficile non finire bruciati all’interno di una cornice simile, rischiando anzi di diventare il capro espiatorio di tutto il malcontento accumulato nel tempo dalla categoria degli insegnanti, oltre che dal personale del pubblico impiego.

Per questo crediamo sia importante ricordare che i vent’anni di tagli sulla scuola sono stati attuati con l’avallo di chi ha preceduto l’attuale responsabile del Dipartimento, tuttavia crediamo anche che sia arrivato il momento in cui ci aspettiamo da parte sua dei segnali forti e in controtendenza rispetto alla gestione liberale, al fine di ridare motivazione e dignità agli insegnanti, restituire attrattiva alla professione, costruire una scuola pubblica capace di attuare pienamente i piani di formazione.

Una scuola pubblica che funziona garantisce la diffusione dei valori di democrazia e di tolleranza e costruisce il futuro di cittadini capaci di esercitare uno spirito critico e di scegliere con criterio.

Al contrario si finirà ancora di più per avvantaggiare chi in questo momento ha gioco facile nel cavalcare un’opinione pubblica, orientata ad arte, disposta a sacrificare quello che resta l’ultimo baluardo contro la degenerazione e il degrado della società, l’istruzione pubblica, in nome del bilancio e della crisi economica mondiale, dimenticando che proprio in questi frangenti di crisi, a maggior ragione, la società ha bisogno di garantire ai giovani un’istruzione di alto livello, perché solo così presumibilmente potranno trovare un posto di lavoro e perché solo così sapranno coltivare quei valori di convivenza, di civiltà e di spirito critico necessari in una società democratica.

 

Roberto Salek

 

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La rivista si occupa di politica scolastica nel Canton Ticino dal 1969. In questi cinquant'anni ha accompagnato l'evoluzione della scuola ticinese nelle sue mille sfaccettature, nei sui tanti entusiasmi e nelle sue molte delusioni.

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La rivista si è aperta da diversi anni verso ambiti culturali non strettamente legati all’educazione e pubblica contributi critici di argomento letterario, musicale, antropologico, artistico, eccetera. Essa pur tuttavia resta principalmente una rivista scritta prevalentemente da insegnanti, che cerca il suo pubblico fra chi vive la scuola e la formazione come cittadino, come fruitore, come insegnante, come studente, come genitore.

La nostra piccola rivista bimestrale vede che il suo titolo – Verifiche appunto – appare quanto mai attuale e si sforza di fare la sua parte nel suo compito essenziale di partecipazione democratica.

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