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Editoriale: «Sempre meno Res publica»

L’importante realizzazione del Palazzo degli Studi di Lugano terminato nel 1904, quando la città era poco più di un borgo e il Ticino aveva grandi speranze di sviluppo, si affaccia simbolicamente verso occidente, verso la Stazione di Lugano definendo un asse monumentale che attraversa il parco di villa Ciani, piazza Indipendenza e il centro storico.

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Questo importante e monumentale edificio rappresenta tuttora, grazie allo spazio aperto del parco, un segno di carattere urbano molto forte e significativo. Fu opera di committenti pubblici illuminati e di architetti di grande valore, Otto Maraini e Augusto Guidini, le cui personalità non dovrebbero essere dimenticate. Il Ticino che ancora non conosceva i benefici della piazza finanziaria, ma solo quelli indotti dalla comunicazione ferroviaria, realizzò senza badare troppo alla spesa un’opera pubblica di grande respiro raggiungibile dalla Stazione FFS in meno di dieci minuti.

Oltre mezzo secolo dopo sono stati costruiti moderni edifici liceali di varia qualità architettonica a Bellinzona, a Locarno e a Mendrisio, i primi due su terreni decentrati e quindi poco costosi, ma a una distanza di venti minuti dalle rispettive stazioni FFS, mentre Mendrisio ha avuto la fortuna di veder realizzare la propria sede liceale e la Scuola Professionale a dieci minuti dalla Stazione e a cinque dal centro storico, in una grande area verde a contatto visivo con la sede dell’ex-Ginnasio, ora Scuola media. L’istituto liceale luganese di Savosa, sorto agli inizi degli anni settanta come sede ginnasiale su un terreno residuo tra la strada ferrata e due vie di comunicazione, seppur qualificato dalla presenza del roccolo, può più o meno agevolmente essere raggiunta dagli studenti del comprensorio collinare a piedi e con l’autopostale.

Ma è indubbio che il centro scolastico di Trevano che ospita la scuola media di Canobbio, le Scuole professionali e ancora per poco tempo le sezioni dell’ex STS ora SUPSI è quello che dal punto di vista dei collegamenti con la stazione e con la città rappresenta tuttora un nodo problematico, non solo per gli studenti provenienti da località discoste, ma anche per quelli del Luganese, nonostante la recente attivazione di una regolare corsa di autobus. Da pochi anni anche in Ticino sul modello di altre importanti e qualificate realizzazioni come l’Ecoparc di Neuchâtel, si prospetta di costruire centri scolastici su aree dismesse contigue alle stazioni ferroviarie per favorire l’accessibilità e per evitare che studenti e insegnanti siano incentivati a raggiungere i centri scolastici in automobile. Di qui la proposta di insediare sul sedime a nord della stazione FFS di Lugano il dipartimento SUPSI Sanità, sul sedime ex RiRi a Mendrisio il dipartimento SUPSI Ambiente, costruzioni e design e sull’area dismessa dei magazzini ferroviari a Chiasso il Centro professionale della moda. L’occasione è importante per lo Stato del Canton Ticino di realizzare quelle opere per l’istruzione pubblica non solo necessarie e utili, ma anche decorose e accoglienti.

Ma non bisogna dimenticare che con la sola eccezione di Mendrisio, chi promuove l’operazione immobiliare sono le FFS, che hanno come obiettivo di valorizzare aree di nessun valore come a Massagno o di poco valore come a Chiasso, e di ottenere il massimo di redditività con molte destinazioni d’uso possibili e indici di sfruttamento molto alti (strada originariamente a tre corsie, parcheggi, abitazioni, commerci a Massagno; abitazioni, commerci, albergo e park&rail a Chiasso). Ormai inserito nell’ottica di corrente investimento immobiliare l’istituto scolastico “in affitto” non può più garantire spazi esterni di relazione dignitosi perché non redditizi ed è parte di un complesso di tante altre cose che con la scuola non c’entrano. Cent’anni dopo la grande impresa del Palazzo degli Studi di Lugano né il governo della Repubblica né il suo parlamento, pur avendone possibilità finanziarie e fondiarie concrete, sembrano oggi interessati a svolgere i loro specifici ruoli nel definire la qualità architettonica e urbana degli istituti scolastici esistenti e in progettazione. Governo e Parlamento si limitano a definire adeguati e generosi atti pianificatori per favorire gli investimenti immobiliari di altre persone giuridiche, delegando compiti peculiari dell’ente pubblico (economici, culturali e civili) e rinunciando, in nome del popolo, a garantire il necessario controllo democratico su qualità e durata di investimenti, comunque pubblici.

 

La Redazione

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