Verifiche N.2, 2022 - «Giugno 2022, la stanchezza e la passione degli insegnanti» - Editoriale

«Negli ultimi due anni la scuola come un buon vascello d’alto mare ha saputo reggere l’urto contro la pandemia, dimostrando a chi se ne era dimenticato come essa sia un cardine fondamentale della società, senza la quale molti ragazzi vanno alla deriva, senza la quale si perdono valori e conoscenze, senza la quale lo sviluppo degli individui è compromesso.».

«Giugno 2022, la stanchezza e la passione degli insegnanti»

È cosa nota che per chi vive nel mondo della scuola il concetto di fine dell’anno richiami con maggior forza il mese di giugno che non quello di dicembre, quasi si vivesse in un diverso assetto temporale dell’anno astronomico, che non inizierebbe dunque a gennaio ma a settembre, non finirebbe a dicembre ma a giugno.

Resta il limbo dei mesi estivi (sempre che il plurale sia ancora indicato, visto l’addentrarsi delle maturità in luglio, e l’anticiparsi delle prime riunioni in agosto), che lungi dall’essere una lunga vacanza per privilegiati si rivela sempre più rappresentare una sorta di parentesi di respiro, in cui prepararsi con idee ed energie per il nuovo inizio settembrino.

Ecco allora che in questa dimensione temporale tutta scolastica maggio e giugno diventano mesi di bilanci e di riflessioni con lo sguardo volto dietro le spalle; la stanchezza si accompagna alla soddisfazione, il senso di fatica all’entusiasmo, la spossatezza allo slancio. È una dicotomia che vale la pena sottolineare, perché negli ultimi due anni essa si è fatta se possibile più marcata: la scuola come un buon vascello d’alto mare ha saputo reggere l’urto contro la pandemia, dimostrando a chi se ne era dimenticato come essa sia un cardine fondamentale della società, senza la quale molti ragazzi vanno alla deriva, senza la quale si perdono valori e conoscenze, senza la quale lo sviluppo degli individui è compromesso.

La scuola ha affrontato coraggiosamente le riorganizzazioni degli orari e degli spazi, ha sostenuto un’accelerazione imprevista ed incredibile (e su cui varrà la pena riflettere, approfonditamente e criticamente) sulle opportunità offerte dalle nuove tecnologie, ha assecondato nuove richieste burocratiche, e lo ha fatto con la convinzione che ogni giorno mette nel suo appassionante lavoro.

Quando nella navigazione quotidiana sembrava di scorgere il diradarsi nelle nebbie pandemiche, ecco una nuova tempesta: l’insensata guerra in Ucraina sconvolge tutti e spaventa tutti, e le conseguenze non tardano a manifestarsi neppure a queste latitudini.

L’ondata di solidarietà è grande e commuove, l’ospitalità e l’accoglienza improvvisamente diventano termini condivisi senza se e senza ma. La scuola, dalla Scuola dell’Infanzia al Medio Superiore passando per il settore Professionale, evidentemente apre le porte delle sue classi agli allievi ucraini, che sono ormai diverse centinaia.

Nuovamente vanno affrontate situazioni complesse e delicate, l’integrazione e l’accoglienza richiedono lavoro e impegno. In questo caso, la novità per la scuola è tuttavia forse più quantitativa che qualitativa: l’inserimento e l’accompagnamento degli allievi alloglotti provenienti da situazioni diverse e spesso drammatiche è una realtà che la scuola conosceva già, benché forse, pensando al territorio cantonale, in maniera più eterogenea.

Si potrebbe ragionare anche sul tema dell’improvviso svilupparsi di iniziative e riflessioni sull’inserimento scolastico degli allievi alloglotti, ma ci limitiamo ad augurarci che questo slancio getti le basi per un lavoro sul lungo periodo di cui potranno godere tutti i futuri nuovi allievi alloglotti, quale che sia la loro provenienza.

Resta il fatto che la scuola ha ancora una volta saputo riorganizzarsi e rispondere ad un’emergenza sociale mantenendo sempre fissi il suo compito e il suo impegno.

Ma cosa significa che la scuola ha fatto tutto questo? Significa che gli insegnanti, di ogni ordine e grado, si sono ancora una volta fatti carico di un peso mentale e una resposabilità che troppo spesso non vengono socialmente riconosciuti.

Le e gli insegnanti, le e i docenti, le maestre e i maestri: sono loro le persone che hanno saputo trasformare un coacervo teorico di direttive in una pratica quotidiana sostenibile, accogliente e fruttuosa per gli allievi.

Lo hanno fatto perché è il loro lavoro, in cui credono con passione ed entusiasmo, ma questi due anni e un po’ di pandemia hanno lasciato il segno anche in loro.

Come gli infermieri ci hanno giustamente ricordato più volte, non bastano gli applausi. E la scuola non ha avuto neppure quelli.

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